Il Territorio

Campione d'Italia, unica exclave italiana in territorio svizzero, si trova nella parte sud orientale del lago di Lugano. È un lembo di terra italiana, circondato da territorio svizzero, con il vanto di una tradizione artistica antica e di una moderna professionalità nel settore del gioco. In terra svizzera, affacciato sul Lago Ceresio, si apre uno dei panorami più suggestivi dell'intera zona ticinese e lombarda: Campione d'Italia, un paese dal territorio circoscritto, un'exclave italiana dall'interessante itinerario storico. Il Comune si estende su una superficie di circa 2 chilometri e mezzo, di cui uno solo su terraferma, specchiandosi per il resto nelle acque del Ceresio.

LA NOSTRA STORIA

Quanto Totone ereditò il patrimonio familiare, erano gli anni difficili dell’inizio della dominazione dei Franchi in Italia. Non compromesso con legami  clientelari, né con i sovrani né con alcuno dei grandi Longobardi, non risentì del cambio di regime, anzi proprio in quel periodo accumulò la maggior parte della sua fortuna ed intrecciò rapporti stabili con la Chiesa di Milano. Una scelta lungimirante, vista la predilezione della dinastia di Carlo Magno per Milano e Sant’Ambrogio in particolare. A questo punto costruì uno xenodochio (un casa per l’accoglienza dei pellegrini e dei viandanti  per l’assistenza ai poveri) e dall’ambiente rurale di Campione si orientò verso una grande città, Milano appunto, effettuando un salto sociale significativo con l’assicurarsi l’acquisizione di un patrono prestigioso, l’episcopato cittadino.
Dalla scelta di Totone derivò l’appartenenza millenaria di Campione all’Abate del Monastero di Sant’Ambrogio Maggiore di Milano. Il feudo monastico di Campione, di diritto imperiale, rimase fino alla soppressione napoleonica intoccabile da ogni altro potere, anche quando il territorio circostante, di proprietà del duca di Milano, passò ai Signori svizzeri attorno al 1512. Per questo motivo oggi Campione è territorio italiano ed ecclesiasticamente appartiene alla Diocesi di Milano (ma al decanato di Varese).

LA STORIA DI TOTONE

Totone di Campione apparteneva ad una famiglia della media aristocrazia dei Longobardi. Proprietario terriero anche commerciante, è il personaggio  che nell'anno 777  determinò il corso della storia di Campione  per i secoli  successivi, quando si mise sotto la protezione dell'Arcivescovo di Milano, Tommaso, e di Sant'Ambrogio, con la donazione dei suoi beni, case e chiese comprese. Totone visse nel periodo di transizione tra il regno dei Longobardi, la conquista dei Franchi di Carlo Magno e il loro successivo insediamento nelle terre lombarde. Dai documenti giunti fino a noi, la sua attività risulta essersi svolta tra gli anni 769 e 807. Tali documenti, trattando di economia e di relazioni sociali del suo gruppo familiare, sono una straordinaria finestra aperta sulla società dei secoli ottavo e nono e gli scavi archeologici condotti nelle chiese di San Zeno e di San Pietro permettono di individuare ancora oggi le tracce lasciate da Totone e contemporanei nella storia e nella terra di Campione.

LA STORIA DEI LONGOBARDI

Parte significativa della donazione di Totone fu la chiesa di famiglia, San Zeno o San Zenone. Gli scavi archeologici completati in anni recenti hanno permesso  di portare alla luce le uniche testimonianze ancora visibili, insieme con i reperti  della  Chiesa di San  Pietro , della presenza dei Longobardi  a Campione. La Fondazione della chiesa è antichissima: risale, secondo una ricostruzione della datazione da parte di chi ha condotto gli scavi, alla fine del VI – inizio VII secolo. Inizialmente fu cappella funeraria della famiglia, luogo della celebrazione della memoria. In seguito fu ampliata, tanto da essere indicata già nei documenti dell’VIII secolo come basilica. Gli scavi hanno portato al rinvenimento di numerose sepolture longobarde, visibili attraverso una pavimentazione a vetri. Nelle sepolture, presso gli scheletri, sono stati trovati resti di corredo ed abbigliamento, in particolare un anello digitale in oro e una coppia di orecchini di tipo bizantino ( originali ora visibili presso il Museo Archeologico di Milano). Inoltre  sono state recuperate due monete di notevole importanza: una siliqua del re longobardo Pertari e un denaro di Ottone I, imperatore del sacro Romano Impero. Le sepolture, di epoca altomediovale (VII-VIII secolo), sono caratterizzate da diverse tecniche costruttive.

Maestri Campionesi: Figure di rilievo

Denominazione con cui si designano le maestranze di scultori, lapicidi e architetti originari della zona di Campione attivi in varie regioni italiane e in Svizzera tra la seconda metà del XII e la fine del XIV secolo.

Solo di alcuni maestri conosciamo i nomi, in generale le loro opere sono anonime per cui s'individuano gli artisti col nome di maestro seguito dall'indicazione del tema della sua opera.

 

Isidoro Bianchi (Campione d'Italia 1581-1662)
Pittore noto soprattutto per la sua attività di frescante, esercitata in tutta la Lombardia e in varie prestigiose residenze sabaude del Piemonte. Fu fortemente influenzato dalla collaborazione con il Morazzone ma risentì anche della pittura del Zuccai. Fu noto anche come stuccatore, allestitore di apparati celebrativi e architetto-ingegnere. Nel 1605 è documentato a Praga, l'anno seguente a Viggiù poi non si sa più nulla di lui fino al 1617 quando è al lavoro a Torino. Sua maggior opera rimane il Santuario di Santa dei Ghirli a Campione. Conosciuto principalmente come pittore di grandi affreschi: a soggetto religioso in Lombardia (Como, San Fedele; Milano,Sant'Ambrogio; Monza, Duomo; Campione, Santa Maria dei Ghirli), a soggetto storico presso i cantieri sabaudi, dove subentra al Morazzone e lavora con i figli Francesco e Pompeo. Attivo nella stagione di Vittorio Amedeo I e della reggenza di Cristina di Francia, è nominato pittore di corte e cavaliere dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1634).

Anselmo da Campione (1160 - inizio XIII secolo)
Si formò probabilmente ad Arles e lavorò poi nella fabbrica del duomo di Modena, primo importante centro di attività dei Maestri Campionesi. Gli sono attribuiti il transetto (1160 circa) e il cosiddetto pontile (1170) della chiesa nonché i rilievi che adornano l'arco d'ingresso alla cripta.

Arrigo I da Campione (1220 circa - 1270)
Abiatico di Anselmo, operò quale architetto e scultore nel cantiere del duomo di Modena.

Bonino da Campione (attivo tra il 1350 e il 1397)
Agli esordi lavorò probabilmente al seguito di Giovanni da Campione. Realizzò il monumento funebre di Folchino de' Schizzi (1357) e la tomba di S. Omobono nel duomo di Cremona (oggi perduta), la statua equestre di Bernabò Visconti, terminata nel 1363 (ora a Milano, al Museo d'arte antica del Castello sforzesco), e l'arca di Cansignorio della Scala (1375) a Verona. Sulla base di raffronti stilistici gli vengono ascritte varie altre opere, fra cui la tomba del vescovo Balduino Lambertini (1349) nel duomo vecchio di Brescia e il mausoleo di Stefano e Valentina Visconti in S. Eustorgio a Milano (1359).

Giacomo da Campione
Attivo per la fabbrica del duomo di Milano dal 1387 al 1391, è autore del portale cuspidato della sacrestia aquilonare (1390); nel 1396 partecipò alla posa della pietra di fondazione della Certosa di Pavia.

Ugo da Campione (1308-1353)
A lui sono attribuite alcune delle Virtù del battistero di Bergamo e le figure che adornano gli stipiti del portale settentrionale dell'adiacente S. Maria Maggiore (1351), eseguite in collaborazione con il figlio Giovanni. Ugo è inoltre autore del sepolcro del cardinale Guglielmo de Longis in S. Maria Maggiore a Bergamo (1313) e della tomba di Guiscardo Lanzi, oggi perduta. Suo figlio Giovanni, attivo dal 1348 al 1360, operò prevalentemente a Bergamo: nel battistero realizzò alcuni rilievi raffiguranti le storie della Passione, caratterizzati da un modellato vigoroso; in S. Maria Maggiore eseguì dapprima la statua equestre di S. Alessandro per il protiro settentrionale (1354), successivamente il protiro meridionale (1360). Nel 1348 operò nella Parrocchiale di Bellano.

Marco Frisone da Campione
Scultore, architetto e ingegnere attivo nel 1387-90. Lavorò per il duomo di Milano, così come Lorenzo degli Spazi (menz. 1391-1402), il quale inoltre fu a capo del cantiere della cattedrale di Como dal 1396 al 1402. In ordine di tempo e di autorità Marco è il primo architetto del duomo di Milano che si conosca. Compare come maestro ed ingegnere nel 1387 e sembra che appunto allora cominciasse a prevalere su Simone da Orsenigo e divenisse da quel momento l'esecutore principale del disegno. Si è discusso lungamente sulla persona che ha dato il disegno del Duomo; c'é chi sostiene che sia stato Simone da Orsenigo, ma l'opinione più probabile e adottata dalla maggior parte degli storici attribuisce tale onore a Marco da Campione. È strano che non si conosca alcuna delle sue opere, oltre il Duomo, ma non è accertato che il disegno del grandioso ponte sul Ticino a Pavia debba a lui attribuirsi, e neppure è accertato ch'egli verso la metà del secolo XIV fosse architetto del Duomo di Crema. Morì il 10 luglio 1390 verso l'Ave Maria del mattino ed il suo corpo fu onorificamente sepolto nella chiesa di S.Tecla, nella quale era proibito di seppellire i cadaveri se non fossero di persone sommamente distinte (da I MAESTRI CAMPIONESI  del Prof. Salvatore Boffa - Milano 1898).

Matteo da Campione 1335 - 1396
È uno dei più grandi artisti, forse il più grande fra i Maestri Campionesi. Egli non era ingegnere stabile nel duomo di Milano, ci veniva però chiamato straordinariamente, come avvenne, fra le altre volte, per assistere alla seduta del 6 gennaio 1390, il giorno della morte di Frisone. Il Capitolo della Fabbrica del Duomo scrisse a Matteo, ingegnere in Monza, invitandolo ad accettare di succedere al suo compatriota defunto: a questo onore preferì quello di attendere ad un'opera più modesta, ma non meno bella e tutta sua, nel duomo di Monza.
Era stato chiamato a Monza fin dalla metà del secolo XIV, e quivi aveva ideato la facciata di quel vetusto Tempio di S. Giovanni, la quale senza tema di smentita si può dire uno dei gioielli meravigliosi dell'architettura italiana nel secolo XIV. Impiegò ben 25 anni nel duomo di Monza, i cui lavori furono incominciati per ordine e a spese di Matteo Magno Visconti. Compose e scolpì il marmoreo Battistero, già acclamato per finitezza e leggiadria, ma che il tempo e i tumulti avvenuti in quel Sacro Tempio, a causa dei dissensi religiosi, sciuparono in modo da non lasciarne neppur le vestigia.  Il pulpito, lavoro di molto pregio, che può benissimo competere con altri simili lavori che si eseguivano allora in Toscana, dura ancora, ma trasformato in tribuna per i cantori; merito però di Matteo si ingrandisce e supera quello di ogni altro architetto del suo tempo, quando l'occhio si riposi e la mente rifletta sulla stupenda facciata del S. Giovanni. È un lavoro veramente grandioso, nel quale in graziosa e simpatica consonanza si contempera lo stile gotico, l'arabo e il bizantino, senza confusione, senza stonature, ma con semplicità e naturalezza. Matteo certamente contribuì alla riedificazione dell'intero duomo di Monza, altrimenti sarebbe inesplicabile il titolo di grande edificatore a lui attribuito dai contemporanei. Il Calvi vuole che Matteo sia l'autore del monumento a Bernabò Visconti, eretto nella chiesa di S.Giovanni Conca, che ora trovasi nel Museo Archeologico di Brera, e che da altri con maggior probabilità è attribuito a Bonino. Matteo morì a Monza il 24 maggio 1396 e volle essere sepolto nella chiesa, alla cui bellezza artistica aveva consacrata la scintilla del suo genio. Nel luogo dove sorgeva il suo avello, che ora è scomparso, si legge ancora il seguente epitaffio "Qui giace quel grande edificatore divoto maestro Matteo da Campione, che di questa sacrosanta Chiesa edificò la Facciata, il Pulpito e il Battistero ". La tradizione indicò ed il popolo riguardò sempre come ritratto di Matteo la figura rigida e pensosa, scolpita in marmo, che sta sulla punta dell'arco del finestrone biforo che si trova a sinistra della Facciata. Nessun documento ha smentito tale tradizione, la quale sarebbe anzi convalidata dall'usanza che allora vigeva fra gli artisti di ritirarsi appunto in qualche figura o statue delle loro opere.

 

  • Foto appartenenti all'archivio Parrocchiale